Storia della Piadina Romagnola
Da secoli il gusto della Romagna

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La piadina in Romagna è un’istituzione: da alimento povero come ci indicano le sue origini a protagonista indiscussa delle tavole e dello street food romagnolo – ma anche italiano potremmo dire.

Tutti la conosciamo come piada o piadina, nomi resi ufficiali nella nostra lingua da Giovanni Pascoli, il quale italianizzò la parola romagnola “piè” in questo termine.

La storia


Le prime testimonianze che parlano di piadina risalgono a circa il 1200 a.C., epoca in cui gli Etruschi abitavano il territorio dell’odierna Romagna: queste ci raccontano che già al tempo era usanza comune la preparazione di un sostituto del pane di forma circolare, fatto con farina grezza e cerali.

Se ne faceva largo consumo anche in epoca romana, anche quando, intorno al IV secolo a.C., la coltivazione del grano divenne la prevalente e cominciarono a comparire sulle tavole le prime forme di pane lievito; la piadina ha sempre resistito a qualsiasi forma di innovazione culinaria, rimanendo a lungo, per secoli, la scelta prediletta anche durante i banchetti dei ceti più abbienti.

piadina

Durante il Medioevo la piadina e gli altri sostituti del pane hanno rappresentato la salvezza per milioni di persone: negli anni della peste, intorno al 1300, la classe contadina non aveva assolutamente la possibilità economica di mangiare il pane lievitato, per cui la sua sussistenza era completamente affidata a tutti quei prodotti che potevano essere realizzati con qualsiasi tipo di farine e con una cottura semplice che non prevedeva alcuna lievitazione; l’uso di cereali poveri per la realizzazione di un sostituto del pane, infatti, permetteva di evitare il peso inaffrontabile per molti della tassazione che subiva il grano.

Durante il Rinascimento, epoca di grandi sfarzi, la coltivazione del grano riprende fiorente e, con essa, anche la prevalente preparazione di pani lievitati – anche la cucina non poteva non rispecchiare la ricchezza dell’epoca – per cui la preparazione della piadina era stata relegata al consumo esclusivo da parte dei ceti sociali più poveri o, al limite, come sostituto in caso di carestia.

Qualsiasi siano state le vicissitudini storiche e sociali, la piadina ha attraversato i secoli ed è giunta fino a noi: in un’epoca relativamente moderna era quel sostituto che si preparava fra un’infornata settimanale del pane e l’altra, rimanendo sempre presente nelle tradizioni culinarie familiari e sulle tavole, fino a che nella seconda metà del secolo scorso, la produzione della piadina si estende dalle campagne alle città e perde il suo ruolo di surrogato del pane, divenendone una golosa alternativa.

È dagli anni Settanta che la piadina diventa un vero e proprio prodotto rappresentativo della Romagna conosciuto a livello globale: nascono i primi laboratori artigianali e vengono aperti i primi chioschi, fino a giungere ai moderni stabilimenti industriali dedicati alla produzione di piadine per un mercato sempre più su larga scala, nazionale ed internazionale.


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